Modello Proposto dall'ACRT


Per una maggiore sicurezza in Ticino

Un modello efficace di regolamentazione dell'accesso alla cannabis

Cannabis social club (CSC) / Associazione di consumatori di cannabis (ACC)

Gruppo di riflessione dell'Associazione Cannabis Ricreativa Ticino (ACRT) *



Indice dei contenuti


Sintesi e proposte
Presa di posizione: sulla sicurezza nelle città del Cantone
Regolamentare la cannabis: Cannabis social club (CSC) / Associazione di consumatori di cannabis (ACC)
Rafforzare la repressione per mettere in sicurezza lo spazio pubblico
Coordinare i quattro pilastri
Risultati attesi dalla popolazione
Piano d'azione
Azioni da intraprendere
Allegato 1 - Modelli di regolamentazione della cannabis
Cannabis social club (CSC) / Associazione di consumatori di cannabis (ACC)
Modello di prescrizione medica della cannabis
Modello olandese – I coffee shop
Vendita in negozi specializzati
Allegato 2 - Riflessione sull'accesso alla cannabis da parte dei minorenni
Bibliografia


Sintesi e proposte


Il mercato della cannabis rappresenta una parte importante del mercato aperto della droga nel Canton Ticino e genera molteplici reati, delitti e costi diretti e indiretti che minano la sicurezza della popolazione del Cantone. La cifra d'affari della cannabis in Svizzera è di 1 miliardo di franchi l'anno. D'altronde il consumo della cannabis è stato o sta per essere regolamentato in molti Paesi. In Svizzera il consumo non è solo largamente diffuso, ma perseguito dal Legislatore attraverso una semplice ammenda (1)

Dopo l'esame dettagliato delle soluzioni sperimentate o adottate all'estero, ACRT propone di avviare un'esperienza pilota nel Canton Ticino autorizzando, per un periodo di tre/cinque anni, la coltivazione, la lavorazione, la distribuzione, la vendita e il consumo della cannabis e dei suoi prodotti derivati quali hashish, olio ecc. nell'ambito di associazioni controllate e registrate sul modello spagnolo e francese del club sociale.

Il modello di consumo legale non mostra nessun aumento sia nel consumo sia nel numero di consumatori. In Svizzera il loro numero è stimato in circa 500 mila, ossia tra il 6,25% e l'8,5% della popolazione. In Olanda, dove il consumo è tollerato da decenni, la percentuale dei consumatori è pari al 5,74%, quindi inferiore a quella della Svizzera.

(1) Le infrazioni legate al consumo di stupefacenti sono relative ai prodotti di cannabis (marijuana, hashish, ecc.), agli oppiacei (eroina, metadone. morfina, ecc.) e agli stimolanti (cocaina, metamfetamine, khat, ecc.). Nel Canton Ticino nel 2012 le statistiche di polizia indicano che il 67,7% del consumo calcolato in base al numero dei reati registrati concerne la cannabis e i suoi derivati. Il consumo calcolato in base al numero dei reati connessi all'uso di oppiacei è stato del 6,5% 2012 e quello di stimolanti il 12,4%. Altri gruppi di sostanze illegali presentano un tasso del 13,1%, mentre il consumo degli allucinogeni calcolato in base al numero dei reati connessi è dello 0,1%. A livello statistico nel 2012 i reati registrati in Ticino della legge federale sugli stupefacenti (LStup) sono stati 3.527, ossia cinque in meno del 2011. I reati alla LStup connessi al consumo personale sono perseguiti come contravvenzioni. Se però si configurano forme di traffico di sostanze illegali, i reati sono considerati crimini o delitti a seconda della quantità e del modus operandi (per bande, a scopo di lucro ecc.) e sono passibili di sanzioni più gravi.” (USTAT 2011-2012).

La soluzione indicata, combinata con un'accresciuta repressione del commercio di strada, ha quale obiettivo di limitare gli effetti criminogeni del mercato aperto, instaurare un contatto personale con i consumatori, preventivamente registrati dall'Associazione Cannabis Ricreativa Ticino e la cui confidenzialità dei dati è garantita in base alla legge federale sulla protezione dei dati. L'ACRT controlla/fa controllare parimenti il tenore dei principi attivi quali il THC, assicurandosi che la quantità prodotta non oltrepassi i bisogni di consumo individuali. Il prodotto è sottoposto al prelevamento di una tassa ad hoc.

L'Associazione Cannabis RicreativaTicino propone di adottare un progetto pilota nel Cantone, sul modello di quello elaborato nel Canton Ginevra e a Basilea, Berna, Lucerna e Zurigo. A questo stadio ACRT ritiene indispensabile rendere pubblico il progetto, discuterne nell'ambito dei partiti politici e della società civile per elaborare un piano d'azione dettagliato. Si tratta in particolare di coordinare l'approccio con Ginevra, Basilea, Berna, Lucerna e Zurigo, di ottenere a livello federale l'autorizzazione / deroga sull'attuale legislazione (LStup). Una supervisione scientifica indipendente esaminerà l'impatto su consumatori e mercato della cannabis e le interazioni sulle politiche sanitaria, di sicurezza pubblica sia a livello sociale che economico.

L'ACRT è cosciente dei limiti del progetto: la cannabis e i suoi derivati sono solo una parte del mercato delle sostanze psicoattive. Non c'è dubbio che il consumo di eroina, cocaina, ecstasy, designer’s drug e la dilagante politossicomania delle nuove generazioni debba continuare a essere represso con mezzi penali e terapeutici idonei. Uno dei vantaggi del progetto proposto è di incrementare l'efficacia della polizia, permettendole di concentrarsi su queste sostanze stupefacenti. L'ACRT è parimenti cosciente che l'abuso di alcool rappresenti un pericolo maggiore.

L'ACRT è convinta che questa problematica sia sufficientemente seria per un esame sereno, protetto da giochi politici. Riferendosi al lavoro del Gruppo di riflessione interpartitico del Canton Ginevra, effettuato in accordo con le presidenze dei partiti del cantone romando, l'Associazione Cannabis Ricreativa Ticino si propone di dare il via al dibattito sui Cannabis social club con basi solide e costruttive.



Presa di posizione sulla sicurezza nelle città del Cantone


I sondaggi indicano regolarmente che in Svizzera la popolazione teme di essere vittima di atti criminali (GFS e Schaub 2012). Se questa condizione riflette da un lato un reale aumento della piccola criminalità (OFS 2012), non tiene però conto del fatto che gli atti contro l'integrità fisica sono in diminuzione. Una parte di queste sensazioni può essere legate, come indicano studi sociologici (Blokland 2003), all'accelerazione della trasformazione dello spazio pubblico urbano. È la perdita di familiarità nei luoghi di vita quotidiana, siano essi il quartiere di residenza o il posto di lavoro, che sembra essere il motivo principale di questa insicurezza soggettiva.

La familiarità, ossia il rapporto di fiducia tra un individuo e il suo ambiente, non dipende solamente dalla velocità di trasformazione dei quartieri, dettata dagli interessi economici, ma anche dalla percezione di alterità legata alle persone che s’incontrano. È apprezzato, ad esempio, che il personale della panetteria non cambi continuamente o anche che i mendicanti abbiano visi riconoscibili nei luoghi quotidianamente attraversati.

Perdere la familiarità là dove si vive e si lavora non ha solo conseguenze negative sul benessere individuale, ma anche sulla collettività. Da un lato ci si isola fisicamente fra quattro mura e, dall'altro, ci si distanzia emozionalmente dai luoghi che si attraversano rientrando a casa o andando al lavoro. Questi luoghi disinvestiti della loro funzione urbana diventano passaggi obbligatori e mal vissuti. Le conseguenze per la collettività sono rappresentate da una diminuzione del rispetto per lo spazio e i beni pubblici (atti di vandalismo, graffiti, littering, degrado di strade, piazze, parchi e mezzi pubblici). A questa situazione è correlata una contemporanea perdita di rispetto nei confronti delle persone responsabili della qualità di vita negli spazi pubblici, siano essi agenti di polizia, responsabili di un dicastero o cittadini (tra il 2011 e il 2012 gli atti di vandalismo nel Cantone sono aumentati del 5% con 1.518 casi registrati dalla polizia, mentre il totale dei danneggiamenti è stato pari a 5.549 casi, in aumento rispetto al 2011 del 10%).

Investire nello spazio pubblico è necessario per ridare fiducia alla popolazione e rafforzare il sentimento di sicurezza, ma anche per rinnovare e rafforzare i legami tra coloro che s’impegnano professionalmente per il bene della collettività (in particolare la polizia) e gli abitanti del Cantone.

Parlare d'insicurezza nel Canton Ticino non è pensare a questioni astratte. Va invece costatato che una larga parte dei problemi può essere circoscritta. Di seguito ne citiamo i più importanti:


  • I furti quotidiani nei luoghi di passaggio e sui trasporti pubblici
  • I vandalismi negli spazi pubblici, favoriti dal consumo eccessivo o incontrollato di prodotti psicotropi (in particolare alcool)
  • La presenza nei luoghi pubblici della piccola criminalità dedita alla vendita di prodotti illegali, in particolare cannabis, cocaina, metamfetamine, extasy, designer’s drug


Ridare fiducia e ricreare un sentimento di benessere significa focalizzarsi su situazioni concrete come lo spaccio per strada. Combattere efficacemente questa forma di delinquenza libererebbe le energie necessarie al miglioramento della sicurezza, consentendo alle forze di polizia di concentrarsi sulla repressione dell’importante fenomeno dell’incremento del numero dei furti e ridando nello stesso tempo agli abitanti lo stimolo e il coraggio di intervenire contro i vandalismi nello spazio pubblico. I furti con scasso nelle abitazioni sono stati nel 2012 (senza i furti di autoveicoli) ben 8.231, con un aumento del 10% rispetto al 2011.

Il compito della polizia nel combattere il commercio multiplo, mobile e subdolo delle droghe si dimostra particolarmente complesso. Di conseguenza l’obiettivo realista non può essere di smantellare il crimine organizzato ma di contenerlo. Le forze di polizia sono, in effetti, parzialmente impotenti per mancanza di effettivi e di strumenti legali specifici. Ogni intervento di polizia in quest’ambito si scontra con l’entrata in scena di nuovi spacciatori pronti a rimpiazzare quelli che sono stati arrestati e -sovente- rilasciati dopo il pagamento di una semplice multa. Le decisioni di espulsione per gli spacciatori che soggiornano illegalmente in Svizzera sono la maggior parte delle volte inapplicabili per l’assenza di accordi di riammissione con i loro Paesi di origine (le statistiche di polizia indicano che in Ticino nel 2012 sono stati imputati per traffico di stupefacenti 389 individui, 183 dei quali stranieri).Questa mancanza di risultati da parte della polizia determina una sensazione d’impotenza se non addirittura d’impunità.

L’onnipresenza dello spaccio per strada offre, soprattutto ai più giovani, un’immagine inveritiera di tolleranza nei confronti del consumo di prodotti psico-attivi illegali, dando la falsa impressione di avere via libera nell’accesso a dei prodotti che possono essere acquistati nelle ore serali molto più facilmente che una bottiglia di vino. Le attuali risposte alle sfide dello spaccio e all’accesso incontrollato ai prodotti illegali (che sono d’altronde anche di una qualità variabile e portatori di altri rischi per la salute) sono particolarmente incoerenti.



Regolamentare la cannabis - Associazioni di consumatori di cannabis (ACC) / Cannabis social club (CSC)


Innanzitutto dobbiamo chiederci quanto è problematica per la nostra società una persona che fuma cannabis, il cui consumo è controllato e circoscritto all’ambito privato. La risposta è ovvia: non crea nessun problema. Per contro, ogni consumo di droga non tenuto sotto controllo, sia esso legale o illegale, diventa una questione di salute pubblica, una questione vitale per la persona consumatrice e che, in più e sovente, determina una sofferenza per lei stessa e per i suoi familiari. Questo è particolarmente pregnante anche per l’alcool.

E’ problematico che una persona si approvvigioni su un mercato illecito, qualunque sia il prodotto?
Certamente sì e per molteplici ragioni, tra le quali:


  • Il rispetto delle leggi in vigore
  • La protezione del consumatore contro i prodotti di qualità pericolosa
  • Il crimine organizzato che alimenta questo mercato
  • I benefici che lo nutrono e i costi per la salute e la sicurezza che la società deve sostenere.


Enunciando queste questioni si capisce facilmente come la cannabis sia un prodotto né più né meno pericoloso dell’alcool. Nessun medico ne incoraggerà il consumo, anzi saranno attenti ai livelli di dipendenza accompagnando i pazienti.

Dobbiamo perciò porci la domanda sulla regolamentazione del mercato nero della cannabis, stimato in Svizzera in oltre 1 miliardo di franchi. Per rispondere a questo quesito bisogna innanzitutto accettare l’idea che la produzione privata dovrebbe essere regolamentata e ciò sulla base di condizioni precise, in particolare riguardanti la trasparenza e la prevenzione.

Per quanto attiene alla prevenzione, la polizia deve essere informata sull’identità del produttore. Questa trasparenza consente di controllare la qualità dei prodotti (tenore di THC); tassare i produttori per finanziare la prevenzione e ridurre massicciamente il mercato illegale con l’obiettivo di prosciugarlo a medio/lungo termine. Inoltre, assicurandosi che la quantità prodotta non superi la domanda dei consumatori, le autorità si assicurano che il commercio permanga nel quadro legale prestabilito.

Tra tutte le soluzioni prese in considerazione, un modello, in particolare, è proposto dall’ACRT: l’Associazione dei consumatori di cannabis (ACC) o Cannabis social club (CSC). In questo modello produttori e consumatori sono raggruppati sotto il mantello di un’associazione priva di scopi lucrativi. Le zone designate per la produzione sono conosciute unicamente dall’autorità, dalla polizia e dall’Associazione Cannabis Ricreativa Ticino (ACRT) per evitare qualsiasi tipo di rischio e sul modello delle Cannabis Farm funzionanti in Inghilterra, Canada, Stati Uniti e Olanda. Il consumo di ogni iscritto è definito preventivamente e con un tetto massimo per ogni consumatore, di modo che l’ACRT può indicare alla polizia i quantitativi prodotti e giustificare le giacenze di magazzino.

Il carattere associativo dell’ACC/CSC evita ogni forma di commercializzazione per incrementarne il consumo. Di più, questo modello responsabilizza i consumatori, garantendo un controllo sociale interno. Risponde inoltre ai rischi di turismo esterno come si osserva in Olanda. Il modello offre la possibilità di un facile controllo tanto della qualità quanto della quantità del prodotto. E’ indirizzato alle persone che hanno un comportamento a rischio sensibilizzandole. Consente di mettere in sicurezza lo spazio pubblico, determinando dei luoghi specifici per l’acquisto e la vendita di cannabis. Infine, consente di tassare le ACC/ CSC per finanziare la prevenzione.



Mettere in sicurezza lo spazio pubblico rafforzando la repressione


Essendo state circoscritte le problematiche inerenti produzione e consumo, diventa indispensabile regolamentare la distribuzione. Dal momento che produzione e consumo sono autorizzati in spazi privati, non esiste più alcuna ragione di tollerare consumo e vendita negli spazi pubblici. La polizia potrà così concentrare meglio i propri sforzi e ottenere dei risultati migliori per la popolazione. L’acquisto deve quindi essere legittimato solo in appositi spazi privati, accessibili unicamente a consumatrici e consumatori registrati dall’Associazione Cannabis Ricreativa Ticino (ACRT).



Coordinare i quattro pilastri


La politica dei quattro pilastri (2) ha ottenuto risultati molto positivi per la popolazione. La proposta dell’Associazione Cannabis Ricreativa Ticino segue la medesima filosofia indicata dalla politica federale, ossia la ricerca di un consenso pragmatico nell’intento di proporre una soluzione concreta alla popolazione.

(2) Questa politica è composta dai seguenti pilastri: riduzione dei rischi, repressione del traffico di droga, prevenzione delle dipendenze (particolarmente presso i giovani) e offerta di terapie diversificate per i consumatori problematici (per una discussione sulla politica dei quattro pilastri vedi in particolare CFLD 2006)

L’Associazione Cannabis Ricreativa Ticino è favorevole a un rafforzamento delle politiche di riduzione dei rischi e dei benefici derivanti da questa soluzione, quali:


  • La riduzione dei rischi di diffusione dell’epatite C e del virus dell’HIV (Aids)
  • La messa in sicurezza dello spazio pubblico attraverso la repressione della criminalità legata allo spaccio e al consumo di eroina, cocaina e metamfetamine
  • L’uscita dalla dipendenza per alcuni consumatori grazie a prodotti di sostituzione prescritti dai medici


Risultati attesi dalla popolazione


Le attese della popolazione sono chiare. L’azione dello Stato deve puntare alla messa in sicurezza dello spazio pubblico e assicurare una prevenzione efficace per i soggetti direttamente interessati. La regolamentazione consente di controllare la pericolosità dei prodotti e di responsabilizzare gli individui. Infine, produttori e consumatori di droga contribuiranno fiscalmente al finanziamento delle soluzioni dei problemi che ne derivano.



Piano d’azione


La politica in materia di dipendenze è contraddittoria e la legislazione in materia di politica delle dipendenze fissa queste contraddizioni non consentendo di provare modelli di regolarizzazione dell’accesso alla cannabis a livello cantonale. Si tratta anche di una politica che, come poche altre, mobilizza delle posizioni morali trasversali agli orientamenti politici. E’ per questo che l’ACRT propone con questo piano d’azione di dare il via a un diffuso dibattito sulle associazioni di consumatori di cannabis, mobilizzando la Confederazione per ottenere il semaforo verde che permetta di testare la soluzione proposta per un periodo determinato di tre/cinque anni e con la supervisione di un comitato scientifico.



Le tappe da seguire


  1. Inoltro della proposta dell’Associazione Cannabis Ricreativa Ticino al Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino
  2. Inoltro della proposta dell’Associazione Cannabis Ricreativa Ticino al direttore del Dipartimento delle istituzioni della Repubblica e Cantone Ticino consigliere di Stato Norman Gobbi
  3. Invio della proposta ai presidenti dei partiti politici ticinesi
  4. Invio della proposta ai deputati del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino
  5. Invio della proposta ai membri della deputazione della Repubblica e Cantone Ticino alle Camere federali
  6. Invio della proposta ai rappresentanti del potere giudiziario (Ministero Pubblico della Repubblica e Cantone Ticino)
  7. Invio della proposta al Cdt PolTi della Repubblica e Cantone Ticino
  8. Invio della proposta ai sindaci di Lugano, Bellinzona, Locarno, Chiasso, Mendrisio, Biasca
  9. Invio della proposta ai presidenti dei movimenti giovanili dei partiti politici ticinesi
  10. Invio della proposta al Delegato cantonale ai problemi delle tossicomanie , Pro Juventute Svizzera Italiana

Ginevra, Zurigo, Berna, Basilea e Lucerna propongono modelli di accesso alla cannabis ricreativa.
Coordinare le politiche per attuare il modello Cannabis social club.



Allegato 1 - Modelli di regolamentazione della cannabis


Attualmente si stanno discutendo e vagliando diverse proposte di regolamentazione della cannabis. Facciamo notare che non esiste alcuna pratica che propone di liberalizzare semplicemente il consumo e la produzione. Tutte le proposte puntano a disciplinare l’accesso, decriminalizzando tutti o parte degli utilizzatori/utilizzatrici adulti di prodotti e derivati della cannabis.
Questi due elementi si propongono di rendere più incisivi i compiti della polizia e di indebolire il mercato illegale della cannabis (EKDF 1999 – EKDF 2008).

Di seguito presentiamo brevemente queste pratiche. Per ognuna analizziamo il contesto, i modelli di produzione, consumo, immagazzinamento e trasporto. Proponiamo pure un’analisi dei punti forti, di quelli deboli, e dei rischi e delle minacce legati a ogni modello. La soluzione proposta è quella dell’Associazione di consumatori di cannabis (ACC), definita anche Cannabis social club (CSC).



Le Associazione di consumatori di cannabis (ACC) / Cannabis social club (CSC)


Storia e luogo - Questo sistema esiste in Spagna dal 2002. Si è installato in un regime di tolleranza per diventare oggi un pilastro della politica spagnola sulla droga. In Spagna esistono centinaia di questi club. Ogni club registra mediamente 200 iscritti e coltiva 600 piante (vedi Barriuso Alonso 2011). In Francia i Cannabis social club hanno cominciato a essere aperti nel 2012 e sono, al momento, tollerati.

Accesso al prodotto - I consumatori si organizzano in associazioni senza scopo di lucro. Il consumo è di natura ricreativa. I prodotti sono variati (olio, crema, dolciumi ecc.). La produzione per uso personale è legale. Questi club fondano il loro riconoscimento sul raggruppamento di individui che producono unicamente per il loro uso personale. I soci del club sono registrati e pagano la quota sociale annuale. Dichiarano il loro fabbisogno quotidiano, il cui massimo è di 3/5 grammi al giorno pro capite. L’acquisto di prodotti della cannabis avviene unicamente nelle sedi ACC/CSC.

Produzione - I luoghi di produzione sono tenuti segreti per evitare rischi di assalti criminali. L’azienda produttrice ha la ragione sociale di cooperativa. Per controllare la produzione ogni pianta è dotata di propria carta di tracciabilità. La polizia può controllare che la produzione non superi i bisogni di consumo dichiarati. In Ticino l’intera filiera della cannabis (dai produttori ai venditori) è costituita da soci dell’ACRT e degli ACC/CSC designati.

Trasporto e immagazzinamento del prodotto – Una quantità pari a un massimo di 30 grammi può essere trasportata, posseduta o detenuta in casa dai consumatori soci degli ACC/CSC.

Commento - Il 30% di chi usa cannabis lo fa con una modalità di consumo frequente. Il consumo quotidiano medio stimato per consumatore è all’incirca di 1 grammo al giorno. Secondo recenti stime, in Svizzera il sistema Cannabis social club (CSC) con 500 mila iscritti genererebbe 3.750 posti di lavoro diretti e 15 mila indiretti, con un introito per le assicurazioni sociali di oltre 110 milioni di franchi e un gettito fiscale superiore ai 250 milioni di franchi. In Ticino gli iscritti sarebbero tra i 21 ed i 29 mila (a dipendenza se si adotta quale criterio per stimare i consumatori il 6,25% o l'8,5% della popolazione). I posti di lavoro diretti che si creano variano dai 234 ai 318; quelli indiretti tra i 937 ed i 1275. L’introito per le assicurazioni sociali sarebbe tra i 6.875.000 e i 9.350.00, mentre il gettito fiscale derivante dalla regolamentazione dell’uso ricreativo della cannabis e dei suoi derivati in Ticino è stimato tra i 15.625.000 e i 21.250.000 franchi annui. E questo solo per la cannabis ad uso ricreativo, senza contare i benefici socio-economici della cannabis per uso medico e l’enorme potenziale di crescita di ricerca, sviluppo e produzione della cannabis per usi industriali e per la produzione di bio-diesel.


Punti di forza Punti deboli
Controllo facilitato di produttori e consumatori Gestione dei minori (16/18 anni). Includendoli il sistema è un’incitazione a drogarsi
Controllo di qualità del prodotto Escludendoli si mette tutta la pressione del mercato nero su di essi
Logica che stabilizza il consumo


Opportunità Minacce
Prevenzione incentrata sui consumatori Problemi di sicurezza legati a produzione, immagazzinamento e trasporto
Messa in sicurezza dello spazio pubblico
Concentrazione di produzione, distribuzione e consumo in luoghi privati specifici
Assoggettamento fiscale per finanziare la prevenzione contro le droghe
Creazione di posti di lavoro


Il modello di accesso medico


Storia e luogo – L'uso medico della cannabis e dei suoi componenti (detti cannabinoidi, come il THC e il CBD) ha una storia millenaria. Con la proibizione della pianta la diffusione della cannabis come rimedio farmacologico è decisamente diminuita nel giro degli ultimi 60, 70 anni. Tuttavia la pianta torna oggi ad essere usata nel trattamento di certe patologie, per esempio per ridurre la nausea dovuta a chemioterapia o in malati di AIDS, o per trattare il dolore e la spasticità muscolare.

Questo modello oltre che in Svizzera è in vigore in diversi Paesi tra i quali Olanda, Argentina, Messico, Regno Unito, Canada e in alcuni stati degli Stati Uniti ( come ad esempio la California dal 1996), Stati Uniti dove qualsiasi uso di cannabis a livello federale è ancora vietato mentre è invece legale in 20 Stati e nel District of Columbia. Il sistema di accesso medico alla cannabis tende a un’applicazione piuttosto ipocrita, perché i medici prescrivono cannabis anche per un uso ricreativo come in California e Canada. Di seguito illustriamo l’esempio canadese, che data del luglio 2001.

Accesso al prodotto - I consumatori hanno accesso alla cannabis sotto forma di marijuana prescritta dal medico. La dose massima è di 3 grammi al giorno. Il sistema è abbastanza flessibile da consentire l’integrazione di un numero di consumatori sempre più elevato rispondendo parzialmente alla domanda di consumo ricreativo (Pedersen e Sandberg, 2013). La cannabis è consumata in qualità di medicamento con una dose massima. Solo farmacisti, medici e privati in possesso della licenza statale hanno il diritto di vendere il prodotto. Non è stabilita un’età minima per il consumo.

Produzione – La produzione privata è autorizzata con un numero massimo di 25 piante. La quantità cui il consumatore ha diritto è stabilita dal medico. Le licenze di produzione e distribuzione del prodotto sono rilasciate dallo Stato a condizione che il richiedente sia maggiorenne. Chi ottiene la licenza di coltivare cannabis lo può fare per se stesso e per un altro consumatore. I semi sono prodotti da CanniMed, una azienda riconosciuta dallo Stato canadese. Chi ottiene la licenza di consumare cannabis ottiene parimenti una licenza di produzione individuale che utilizza personalmente oppure delega a un altro produttore.

Trasporto e immagazzinamento del prodotto - Il trasporto del prodotto è effettuato con le regole dei trasporti di medicinali. L’imballaggio è registrato e controllabile da un sistema elettronico. La quantità massima che un consumatore può detenere è di 90 grammi, equivalente al consumo di un mese.

Commento - Da qualche anno la ricerca clinica ha confermato l’importante effetto rilassante dei cannabinoidi. Al di là delle controversie sull'uso della cannabis come stupefacente, va considerato che essa è stata per migliaia di anni un'importante pianta medicinale, fino all'avvento del proibizionismo della cannabis. Ad ogni modo negli ultimi decenni si è accumulato un certo volume di ricerche sulle attività farmacologiche della cannabis e sulle sue possibili applicazioni. Il più noto studioso degli usi terapeutici della pianta di cannabis e della sua decriminalizzazione è il prof. Lester Grinspoon, psichiatra e professore emerito dell'Università di Harvard. Una meta-analisi del 2001 (che analizza tutti gli studi clinici pubblicati fino al 2000) conclude che la cannabis è efficace nel dolore neuropatico e spastico, meno in altri tipi di dolore. Ma successivi studi clinici hanno mostrato effetti significativi anche nel dolore tumorale ed hanno confermato l'ottima attività per il dolore neuropatico e per i sintomi dolorosi nella sclerosi multipla (spasticità, sintomi della vescica, qualità del sonno). Il modello d’accesso medico alla cannabis è de facto tollerato e applicato in Svizzera, senza che sia, per contro, stato ancora risolto il nodo fondamentale di disciplinare l’acceso al prodotto.


Punti di forza Punti deboli
Risposta a persone che soffrono malattie invalidanti La medicalizzazione della sostanza esige la convalida dei prodotti contenenti THC che non sono però ancora autorizzati da Swissmedic
Spazio giuridico facilitato Nessuna soluzione per uso ricreativo
Produzione locale


Opportunità Minacce
Consentire la ricerca in Svizzera sugli effetti terapeutici dei cannabinoidi Rischi di commercializzazione
Non risponde alla necessità di mettere in sicurezza gli spazi pubblici
Rischio di utilizzo improprio del sistema con i certificati medici rilasciati per ottenere della cannabis per uso ricreativo
Creazione di un nuovo mercato nero come quello del metadone


Il modello olandese – I coffee shop


Storia e luogo – Il sistema è in vigore in Olanda da oltre 40 anni e consente di avere una visione informata sul suo impatto. In Olanda sono in funzione oltre 700 coffee shop e la cifra d’affari del mercato della cannabis si cifra sui 2 miliardi di Euro (vedi Korf 2002; MacCoun 2011).

Accesso al prodotto - Il sistema olandese si basa su un consumo ricreativo. E’ possibile procurarsi la cannabis nei coffee shop dove deve essere consumata. Le dosi vendute sono limitate a 5 grammi al giorno per ogni consumatore. Il limite minimo d’età per accedere al prodotto è di 18 anni. I coffee shop non possono esercitare l’attività nelle vicinanze delle scuole. I gestori dei coffee shop gestiscono il consumo della cannabis da parte dei loro clienti con lo stesso sistema che un barista gestisce i clienti che consumano alcool (età e dose). Con l’eccezione di Amsterdam, la residenza del consumatore è controllata dai gestori dei coffee shop prima della vendita del prodotto. La pubblicità che incoraggia il consumo della cannabis è vietata. Inoltre il coffee shop non deve produrre rumori fastidiosi per i vicini.

Produzione – La produzione di cannabis è vietata e questo obbliga i coffee shop ad approvvigionarsi al mercato illegale. E’ indubbiamente la più grande ipocrisia e contraddizione del sistema olandese, anche se la produzione privata per un massimo di cinque piante è tollerata. Questo spiega come il 50% della cannabis consumata in Olanda provenga dall’estero.

Trasporto e immagazzinamento del prodotto - La polizia olandese tollera il possesso di cannabis nella quantità massima di 5 grammi a persona.

Commento - La longevità del sistema consente di valutarne l’impatto nel tempo. L’approccio è neutro anche per quanto concerne le droghe pesanti. Il modello olandese smentisce con i risultati la teoria che la legalizzazione del consumo di cannabis sarebbe la porta d’accesso alla schiavitù delle droghe pesanti. Inoltre, l’approccio pragmatico del governo olandese ha prodotto una forte riduzione del consumo tra i giovani. Il consumo pro capite degli olandesi è inoltre inferiore rispetto a quello che si registra nei Paesi vicini, altro dato indicativo di come l’approccio alla cannabis sia ideologico e non scientifico, altrimenti nel 2014 nessuno oserebbe ancora sostenere la correlazione che l’accesso alla cannabis ne incrementerebbe significativamente il consumo.


Punti di forza Punti deboli
Sistema conosciuto e sperimentato su nel corso di alcuni decenni Non risponde alle direttrici del consumo al domicilio del consumatore
Controllo facilitato della qualità del prodotto La produzione è punita dalle autorità
In contraddizione con le leggi di lotta al fumo passivo


Opportunità Minacce
Messa in sicurezza degli spazi pubblici Rischi di commercializzazione
Distribuzione e consumo in locali privati Sviluppo del turismo della cannabis
Prevenzione efficace e mirata Aumento del traffico attorno ai luoghi di distribuzione e consumo
Sviluppa il turismo della cannabis Rischio di rafforzare il mercato illegale e di riciclaggio di proventi del traffico


La vendita in negozi specializzati


Storia e luogo – In Colorado e nello Stato di Washington DC, la popolazione ha recentemente deciso con referendum di legalizzare il consumo ricreativo della cannabis, adottando lo stesso sistema in vigore per l’alcool, ossia la vendita in negozi ad hoc. Accettata in votazione la base legale, il sistema si sta sviluppando adesso (anche in Uruguay dal 1° gennaio 2014 il consumo di cannabis ricreativa è stato depenalizzato).

Accesso al prodotto - Imposizione del limite minimo di 21 anni di età.

Produzione – Il sistema è uguale a quello adottato in Canada. La produzione privata è autorizzata per un numero massimo di sei piante per persona. Per produrre e distribuire nei negozi specializzati lo Stato rilascia delle licenze.

Trasporto e immagazzinamento del prodotto - E’ ammesso il possesso di una quantità massima pari a 28,5 grammi a testa.

Commento - Essendo appena stato adottato, è difficile dire quali saranno gli effetti che potrà provocare questo sistema. Fino al 31 dicembre 2013 la vendita di cannabis nei due stati americani sopraccitati era unicamente consentita per uso medico in negozi specializzati. Parte di questi negozi specializzati era comunque già de facto dedita alla vendita di cannabis per uso ricreativo. La vendita soggiace all’imposizione di una tassa ed è effettuata dopo previo controllo dell’identità dell’acquirente. La quantità di prodotto venduta è controllata dal negozio stesso. Ogni transazione è registrata, mentre la vendita a terzi e minori è sanzionata con pene severe. Questo modus operandi è molto simile al sistema svedese per la vendita di alcolici.


Punti di forza Punti deboli
Controllo su consumatori, distribuzione e qualità del prodotto La moltiplicazione dei produttori rende il sistema difficile dal controllare
Consente il consumo privato Logica di mercato
Decriminalizzazione di consumo, vendita e produzione


Opportunità Minacce
Controllo del mercato e dello spazio pubblico Problemi di sicurezza connessi alla produzione ed all’immagazzinamento del prodotto
Tassazione
Creazione di posti di lavoro


Allegato 2 - Riflessioni sull’accesso dei minori alla cannabis


La soluzione che sarà adottata per risolvere la problematica dell’accesso dei minori alla cannabis avrà un impatto anche sulla messa in opera della soluzione proposta dall’Associazione Cannabis Ricreativa Ticino, poiché è indispensabile trovare soluzioni che rassicurino i genitori. Il progetto deve dunque contenere delle misure specifiche a tal riguardo. In effetti, rilasciando la licenza ad operare per Associazioni di consumatori di cannabis (ACC) e/o Cannabis social club (CSC) accessibili unicamente agli adulti, si rischia di far sì che il mercato nero si focalizzi sui minori, trasformandoli in specialisti del mercato illegale. Inoltre il carattere illecito del prodotto lo rende seducente per i giovani (Cattacin 2012). Disciplinare le condizioni d’accesso al prodotto toglie invece in parte ai giovani questa attrattiva propria dell’illecito.


Le misure sottostanti sono proposte concrete alla summenzionata problematica giovanile. Per fissare il limite d’età si possono adottare tre logiche distinte:

  1. Stabilire anche per la cannabis lo stesso limite d’età di 16 anni in vigore per birra e vino
  2. Decidere l’accesso al club dei soli adulti con i conseguenti rischi identificati sopra
  3. Non fissare limiti d’età, delegando le regole d’accesso agli stessi club


La logica numero 1 appare la più praticabile, con l’obbligo di responsabilizzare associazioni e genitori dei minori:

  • I minori sono accettati dal club solo a condizione che ci sia accordo e supervisione da parte dei genitori
  • I club che accettano minori devono fornire congiuntamente i servizi di educatori specializzati per accertare se il minore presenti patologie connesse, seguire il minore nelle tappe del consumo di cannabis per evitare che diventi problematico (sistema simile al modello portoghese che vede l’impiego di commissioni di dissuasione)


Bibliografia


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  • Raphael Mechoulam, Institute for Drug Research, Faculty of Medicine, Hebrew University Jerusalem 91120 Israel.
  • Linda Parker, Department of Psychology and collaborative neuroscience program, University of Guelph Ontario N1G2W1 Canada




Per una maggiore sicurezza in Ticino.

Il modello Cannabis social club (CSC), un esempio efficace di regolamentazione dell'accesso alla cannabis.

Gruppo di riflessione dell'Associazione Cannabis Ricreativa Ticino (2014) *

Lugano, 28 gennaio 2014.





Persona di riferimento Gruppo di riflessione ACRT:


dott. rer. pol. Sergio Regazzoni
info.acrt@gmail.com
+41 77 485 71 37



* Questo documento è stato elaborato dall'Associazione Cannabis Ricreativa Ticino (ACRT) con riferimento alla proposta presentata dal Gruppo di riflessione interpartitico del Canton Ginevra (Documento di discussione 2012 - 2013) e composto dai seguenti rappresentanti dei partiti:

Sophie Buchs, PDC
Marie-Thérèse Engelberts, MCG
Andreas Saurer, Les Verts
Lydia Schneider Hausser, PS
François Velen, UDC
Rolin Wavre, PLR

Gruppo di riflessione interpartitico del Canton Ginevra presieduto dal Prof. Sandro Cattacin (ordinario di sociologia all'Università di Ginevra) e coordinato da Arnaud Moreillon.